Welcome to Canada! – il viaggio della speranza-

Benvenuti nel mio “viaggio della speranza” verso il Canada.

La speranza persa, quella cercata, ripersa e poi ritrovata.

Se dovessi scegliere la frase che meglio rappresenta il mio viaggio, farebbe più o meno così:

“La vedi quella laggiù? E’ la CN Tower.”

La signora canadese seduta di fianco a me mi indica qualcosa fuori dalla finestra: un’enorme torre bianca, altissima, che ruba la scena a tutti gli edifici circostanti. Guardo fuori dalla finestra, non me ne rendo conto.

Quindici minuti all’atterraggio. Quindici. Sono in Canada. Sono dall’altra parte del mondo, da sola.

Ripenso a poche ore prima, mentre aspettavo seduta la chiamata per l’imbarco nell’aeroporto di Londra, nuvole grige coprivano il cielo, il mio stato d’animo di eccitazione misto ad ansia. “Cosa stai facendo?! Da sola? Ammalata? Ripensaci, sei ancora in tempo per non partire” ricordo di aver pensato. E ricordo ancora la sensazione di panico nello stomaco e nella gola, quell’angoscia da respiri profondi che non se ne va.

Si atterra.

Lentamente gli altri passeggeri iniziano ad alzarsi, ma l’aereo ancora in mezzo alla pista non si muove. Un’altro quarto d’ora passa, l’aereo ancora fermo. Io inizio a spazientirmi. Le ultime 3 ore di volo sono state un incubo, il signore indiano a sinistra limitava il mio spazio vitale, la signora a destra dormiva con il finestrino aperto e il sole finiva sul mio volto, ovvio. Io ero sveglia da più di 24 ore, dopo un’infinita notte passata in aeroporto alla ricerca di un sonno che non avrei mai incontrato.

Ancora sull’aereo, il mio corpo mi stava chiaramente dicendo che ero troppo stanca. Stavo passando il  limite. In quel momento il panico ha iniziato a farsi strada: ce la farò mai ad arrivare in albergo prima di addormentarmi per strada? Avevo un malessere fisico che non saprei nemmeno descrivere.

Finalmente si scende dall’aereo, mi ritorna il sorriso: è quasi fatta!  Ma funziona sempre così, quando ti sembra di essere arrivato, dietro la curva vedi che la strada è ancora lunga. E in salita. E tu sei a piedi.

Passo al controllo passaporti, che mi prende almeno un’ora per la quantità infinita di persone. Io che contemplo l’idea di abbandonare il mio zaino da qualche parte, per sempre, non lo voglio più. Ci penso un po’ e arrivo alla conclusione che forse non è la mossa più intelligente, soprattutto in un Paese nuovo, quando ancora non hai ufficialmente un visto 😉

Sventolavo il passaporto per farmi aria, mi sembrava di non riuscire a respirare e ricordo di aver pensato: ” vuoi vedere che mi tocca usare l’assicurazione sanitaria ancora prima di avere il visto?”. Mi vien da sorridere.

Passo i controlli e mi dirigo all’ufficio immigrazione. Mostro la mia lettera d’invito per il Working Holiday Visa e l’ufficiale senza fare troppe domande mi mette un timbro: posso lavorare, yeah! Ringrazio infinitamente, e prima di lasciarmi andare l’ufficiale si assicura che io mi ricordi che il permesso di lavoro non vale per lavorare come prostituta, ma che posso aspirare a qualcosa di meglio. E mi viene da sorridere di nuovo, ora.

Si va al ritiro bagagli. Questo momento rappresenta sempre la conversione religiosa per ogni viaggiatore: è infatti il momento in cui si inizia a pregare che la valigia venga a casa con te. Amen!

Così inizia la mia infinita attesa. Mi guardo in giro e vedo appese qua e là bandierine con una foglia d’acero rossa. Leggo anche alcuni cartelloni che dicono: WELCOME TO CANADA!

 

Welcome to Canada.

Tre parole, quindici lettere. Come la parola ansia, moltiplicata per tre. Questo è il momento in cui capisco che certe cose non sono coincidenze.

Vedevo persone felici andarsene con il loro bagaglio, abbracciare la loro valigia come si abbraccia una persona cara dopo mesi lontano da casa, ma della mia valigia nemmeno l’ombra. Così, la speranza che mi stava abbandonando mi suggerisce di attendere ancora un po’. Finalmente la scorgo, la mia adorata valigia blu con le corde arancioni brillanti attaccate alla maniglia per riconoscerla subito. La afferro e ringrazio mentalmente tutti i santi che ho chiamato a raccolta. Grazie ancora!

Finalmente si va verso casa

O meglio, l’ostello prenotato rigorosamente 3 giorni prima. Che gusto ci sarebbe senza un po’ di ulteriore ansia altrimenti? 😉

Vado al terminal 1 per prendere il Go Transit, il trenino che mi porterà fino alla stazione della metro più vicina al mio alloggio. Mi avvicino alla macchina per fare i biglietti, seguo la procedura e inserisco la carta per pagare. Carta non valida. Sono ormai le 5 di sera, io volevo solo dormire, il volo era in ritardo di due ore, le valigie ormai erano diventate l’estensione del mio braccio. Faccio un secondo tentativo, fallisce. Lascio passare le persone dietro di me e penso ad un piano B. Mi ricordo di avere il token, posso trasferire i soldi su un’altra carta e vedere se quella funziona. Il wifi dell’aeroporto funziona male sul mio telefono, ma resiste a sufficienza per trasferire un po’ di soldi. Terzo e ultimo tentativo. “Se non va nemmeno questo, giuro che mi siedo da qualche parte e dormo”. Inserisco la carta, scelgo la destinazione. Magia. Esce un biglietto. La gioia! 

Corro felicissima verso il treno, entro e mi tocca stare in pedi, ma io sono felice come una pasqua, non può mancare molto all’arrivo no?

Esco dal treno, prendo la metro. Mi vedevo nel vetro delle porte e mi facevo un po’ pena da sola. Fisicamente distrutta, avevo fame e sonno, mi si leggeva in faccia che non ce la facevo più.

Arrivo alla mia stazione di destinazione, esco e prendo il telefono in mano. Batteria al 4%. Ovvio.

Apro veloce la galleria dove avevo fatto uno screenshot alla via del mio ostello, sapevo che avrei dovuto lottare con il wifi , non pensavo di dover combattere anche con la batteria.

Mi guardo in giro, sono ad un incrocio e vedo 2 vie diverse scritte sui cartelli. Non so quale prendere, nessuna delle due è la via che io cerco, Gerrard Street East. Chiedo a un passante, non lo sa. Mi faccio prendere dall’istinto e inizio a percorrere la strada che secondo me è la più giusta, cercando di capire nella mappa del cellulare ormai scarico, quale strada devo prendere. Chiedo a un’altra persona, e poi ad un’altra e poi ad un’altra. Nessuno sa aiutarmi. Ed eccola lì che arriva.

La disperazione.

Mi metto ad un lato del marciapiede, guardo le mie valigie e mi abbandono ad un pianto disperato. Ripenso a quando ancora all’aeroporto mi sono chiesta se sarei dovuta partire o no. Forse avrei dovuto optare per il no, alla fin dei conti la cosa era più grande di me nelle mie condizioni attuali.

Passa un po’ di tempo, finché non decido di tirare un bel sospiro. Se sono arrivata fin lì, posso arrivare anche fino all’ostello. Prendo le mie valigie, mi dirigo verso una strada a caso e fermo la prima persona che incontro. “Scusami, sai dove si trova questo ostello? ” Oh si! E’ vicino alla mia università, a tre minuti da qui, predi la prima a sinistra e poi la prima a destra e te lo trovi davanti”. Coro di angeli che cantano, io avevo trovato il mio <3

Seguo le sue indicazioni, quando vedo l’insegna dell’ostello inizio a ridere dalla felicità. O dall’isteria, non saprei bene dire cos’era. Ho ritrovato la mia speranza, non volevo lasciarla più. Arrivo, faccio il check in ed entro in camera. Mi sdraio sul letto, il buio.

Il giorno seguente inizia ufficialmente la mia nuova vita in Canada.

Non avevo alcuna idea che da lì in poi le cose sarebbero andate come mai mi sarei aspettata.

E se ci penso ora, mi scappa da ridere.

Quando si ride ci si lascia andare, si è nudi, ci si scopre. Quando uno ride, vedi un po’ la sua anima. E poi quando si ride ci si muove, ci si scuote. Ci si scuote come un albero e si lascia per terra le cose che gli altri possono vedere e magari cogliere. Gli avari e coloro che non hanno niente da offrire, infatti, non ridono. – Roberto Benigni-

 

2 pensieri riguardo “Welcome to Canada! – il viaggio della speranza-

  • 28 novembre 2017 in 21:28
    Permalink

    Bentornata amica mia!! Ci facciamo compagnia anche nella disperazione/ansia/sfiga, un mese senza casa con valigie zaini e pioggia perenne durante i mille spostamenti dici che vale?
    So che te l’ho già detto, ma io sono fiera di te e sono sicura che riuscirai a realizzare tutti i tuoi sogni, a partire da questo.
    Un abbraccio forte

    Risposta
    • 29 novembre 2017 in 16:31
      Permalink

      Amoricina mia! Che tenera, grazie!
      beh direi che in quanto a sfiga anche tu non sei da meno ahah! Siamo compagne in tutto oramai <3

      Risposta

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